La vita ha un senso solo se si vive per qualcosa o per qualcuno (C. Pavese)

Nato nella seconda metà dell'altro secolo, pacifista e ambientalista, faccio politica a sinistra. Mi aiutano a capire il mondo le mie letture e la musica lirica, classica, contemporanea, jazz
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Dopo tanto tempo rieccomi.
Cominciamo con Falstaff: recita del 17 ottobre al Teatro regio di Torino
Falstaff
Commedia lirica di Giuseppe Verdi
Gianandrea Noseda direttore
Pier Luigi Pizzi regia, scene e costumi
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Claudio Marino Moretti maestro del coro
con Ruggero Raimondi, Natale De Carolis, Francesco Meli, Barbara Frittoli, Laura Giordano, Elisabetta Fiorillo, Manuela Custer
un grande, grandissimo spettacolo.
splendido raimondi, nonostante l’evidente usura.
grande barbara frittoli e brave le altre voci femminili, con un particolare plauso (e una particolare simpatia) alla brava quickli e a nannetta (splendida nell’interpretare una giovane adolescente, anche se con la voce un po’ “piccola”). Ford dovrebbe essere il contrasto borghese al nobile Sir John, uno di quelli che hanno “tanta boria”, un esponente di quella “gente dozzinale”: non ho sentito nulla di tutto questo, mi è parso superficiale, piatto e privo di personalità (negativa, ma dovrebbe averla!), e anche la voce non mi è parsa al livello che richiederebbe una prima parte come quella di Ford.
Taccio di Cajus, Bardolfo e Pistola (inascoltabili...)
Bravo, bravo, bravo Meli: un Fenton adolescente e innamorato, ma non per questo effeminato come spesso capita di sentire.
bellissima la lettura di noseda (forse gli ottoni un po’ troppo carichi) e grande l’orchestra (nonostante qualche sfasatura)
straordinaria la regia. Grande il rapporto madre - figlia (Alice - Nannetta) quasi come se Pizzi lo vedesse quotidianamente; spettacolare la misura con cui muove i protagonisti (una realizzazione di "ebben... usciamo insieme" che non scade nell'avanspettacolo, ma, al contrario, ricorda la migliore comicità).
Fossi stato al cinema avrei rivisto lo spettacolo dall’inizio.
Come difendere i nuovi adolescenti
Giovanni Bollea
Lasciando da parte la politica e i politicanti i meccanismi identificatori ed emulativi del solito branco che tende a creare un debole per colpirlo agiscono in contemporanea ad un´educazione di base famigliare e scolastica non sensibile alle nuove esigenze della psiche umana dell´età evolutiva. Personalmente penso sempre ad un´informazione più positiva e più censurata per quanto riguarda certa cronaca nera affinché non si verifichino processi di emulazione a catena.
Non dobbiamo sentirci impotenti o disarmati di fronte ai telegiornali che ci colpiscono con immagini di adolescenti e preadolescenti sempre più violenti e crudeli. Oppure dalle assenze nelle aule scolastiche o dalle presenze sempre più allarmanti di studenti non più soltanto drogati da cannabis, ma da micidiale cocaina. No, non dobbiamo sentirci impotenti.
Abbiamo ancora, se vogliamo usarle, moltissime armi per difenderli. Ripeto, se vogliamo! Tutti noi: genitori, autorità, docenti, amici coscienti della reale e tragica minaccia, ma soprattutto le famiglie che fingono di non credere che i figli si droghino, e ignorando chi essi siano veramente. La famiglia preferisce non accorgersi della violenza adolescenziale, come dello sconvolgimento di vederli disimpegnati e spesso, ormai, alcolisti e drogati.
Pensiamo poi all´abbandono scolastico: dagli 11-12 anni in su, coinvolge tutta l´Europa e l´attenzione all´assenteismo verso i nuovi adolescenti, sempre più somiglianti agli adulti, non è ancora abbastanza alta.
Adolescenza, generazione senza domani. Ma dell´adolescenza, l´età più bella della nostra vita, come è stata celebrata dai grandi illuminati; che ne è stato, che ne è successo? Perché è soggetta a tante influenze devastanti? Continuo a riflettere su questo problema e sulle domande di tanti giornalisti, scrittori e pedagogisti. Ho sempre creduto, lottato e insistito sull´importanza della famiglia perché è da questa che si forma una automatica e conseguente maggior precocità dei nostri ragazzi e una chiara anticipazione dell´adolescenza. Un adolescente attuale di 13-14 anni corrisponde ad un adolescente di 15-16 anni del passato, in una preoccupante ascesa di anticipato adultismo.
Ecco la causa della condotta adolescenziale attuale. Oggi l´adolescenza è forzata: occorre perciò riorganizzare i tempi. Il tredicenne è il sedicenne di 40 anni fa: ecco la spiegazione antropologica dell´attuale anticipazione della "condotta" adolescenziale che spaventa e preoccupa tutti. Se è meditata così, la nuova antropologia, senza il filtro di una giusta maturità critica e senza quel minimo d´informazione etico-culturale di un´igiene mentale controllata e vista nell´uso anticipato ma attuale di molte modalità di vivere e conoscere, saltano inesorabilmente tutte le logiche e tutti i freni inibitori. Freni necessari alla formazione di una realtà affettiva e caratteriale più organizzata. E´ la mancanza di questi freni che ha permesso alla tv di diventare il mezzo di abbattimento delle baby-sitter in una media di 2-3 ore giornaliere di video. E ad 11-12 anni non c´è la tv per loro, ma per tutti. Da anni, il mondo esterno è entrato nelle case senza le auspicabili censure da me tanto proposte, accettate e non rispettate, con altri terribili informatori male usati come computer e Internet. Una media per adolescente del 30-39%.
Che fare in questo frastuono di comunicazioni, visioni, sensazioni che li trasformano in adulti a 13-15 anni? Ecco i dati reali che devono essere presenti a tutti i genitori e alla scuola! Cosa fare se il 70-80% degli input del mondo giungono dall´esterno senza la famiglia come tramite? E cosa fanno la scuola e l´educazione scolastica per evidenziare e correggere le nuove tecniche educative? Cosa può fare l´educazione sessuale familiare rispetto a quella volgare, complessa e fuorviante di Internet; e la scuola come può controllare e gestire la massa di informazioni della rete: sesso deviato, eccessivo e violento, omicidi e torture globalizzate? Una classe di adolescenti precoci deve essere perciò educata a difendersi da questi input negativi extra famiglia ed extra scuola. Sono quindi i programmi scolastici che vanno completamente aggiornati e rivisitati.
E questo è il problema da discutere nelle sedi e nelle istituzioni competenti. Se l´analisi serve per illuminare il fenomeno, non ti dà però il mezzo per approfondirlo e combatterlo, dandoti soltanto la possibilità di conoscerlo per anticiparlo e farlo diventare il protagonista di nuove modalità educative e nuovi percorsi. Ma questo non significa che ci si debba fermare.
La via per un tentativo di aiuto esiste: un nuovo rapporto genitore-figlio, che deve essere totalmente rivisto e modificato insieme al rapporto scuola-scolaro. Occorre organizzarlo, spiegando e delineando gli ostacoli e dichiarando tutto il negativo delle situazioni. Questo significa mettersi in gioco! Tutti voi mettetevi in gioco, voi che fingete di scandalizzarvi, ma non vi spostate di un centimetro dalle comode e consolidate abitudini dei rapporti e del comunicare con i figli e con i loro maestri: mentre i maestri non devono dimenticare che nell´inconscio l´uomo è molto più immorale di quanto non voglia ammettere e riconoscere, ma, contemporaneamente, è molto più morale di quanto non sappia. E´ quindi enormemente importante capire, approfondire la coscienza "morale" di ognuno dei propri scolari e ricordare che nei casi di assoluta emergenza come quelli che stanno vivendo, bisogna riflettere a lungo sulla necessità di riportare alla nostra attenzione le parole tanto demonizzate di "sacro" e "tabù": due concetti estremi che danno però una connotazione importantissima all´ambivalenza emotiva del loro significato nell´ambito di una coscienza morale. E la consapevolezza di determinati impulsi e desideri, che insorgono dentro di noi e quindi nella coscienza dei ragazzi, deve creare un giusto senso di colpa e stimolare la percezione della condanna interiore, la quale deve assolutamente esserci, insieme al rimprovero per l´azione negativa e violenta compiuta; seguita da una personale, convinta giustificazione della condanna. Facciamo un esempio: disabile=sacro; droga=tabù; sentimento=sacro. Dietrologia che non deve scandalizzare, ma far riflettere anche noi neuropsichiatri infantili.
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Comunicato di EMERGENCY
Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.
Teresa Sarti Strada
Presidente di Emergency
Leggete e sottoscrivete !!!
Cominciamo con il "levarci il dente".
Che dire della riscrittura del Flauto operata da Baricco? In sintesi: una buona idea realizzata male.
La buona idea sta nel fatto di provare a rendere gradevoli o perlomeno non noiosi i dialoghi. Intendiamoci, conoscere comporta sempre fatica, ma l'avvio alla conoscenza deve essere gradevole e stimolante, deve far vedere e far immaginare quello che sta oltre. Dunque ben vengano simili operazioni, al termine delle quali (esperienza personale) si sentono ragazzini di 12-14 anni canticchiare le arie della Regina della Notte o di Papageno: se in seguito continueranno e accresceranno le loro conoscenze musicali un grande risultato sarà raggiunto, altrimenti li avremo, almeno per una sera, tolti dalla TV e fatti comunque divertire.
Per tutto questo c'era bisogno di mettere in piedi gag da avanspettacolo, battutine di quart'ordine e spiritossaggini variamente assortite? Non credo, basti vedere la rappresentazione del Flauto realizzata nelle scorse settimane a Genova.
La regia. Complicità nel tentato omicidio o succube adattarsi alla storiella baricchiana? Non so, francamente il "giostrone" che occupa lo spazio scenico obbligando i cantanti a salire e scendere scalini non mi è piaciuto. Non mi è piaciuta la processione dei sacerdoti (elfi) ridotta a tre figure che girano in tondo, cui si aggiunge un cameriere col vassoio dei dolci. Non ho capito la necessità di avere in scena comparse e figuranti di vario genere e spece, che occupavano spazi in una sorta di horror vacui zeffirelliano.
E poi, finalmente, la musica, i cantanti e Mozart; certamente con luci e ombre, ma comunque uno degli spettacoli musicalmente più validi di questi ultimi due anni (che sono quelli che conosco).
La direzione di Fabio Biondi mi è parsa discontinua, lasciando intravedere alcuni spunti interessanti nell'orchestrazione, ma risultando metronomica in altri momenti (l'ingresso di Sarastro e il duetto suo con Pamina) o slegata nell'alternare tempi troppo dilatati ad altri eccessivamente rapidi (quasi "tirati via") o, ancora, mancante di quella energia che Mozart imprime in alcuni momenti dell'opera. Superba, peraltro, la direzione nei momenti di maggiore riflessione e intimismo.
Discontinua anche la Regina della Notte della Kaiserfeld, con la prima aria interpretata suggestivamente e cantata con bella voce, intensa e dolente prima e piena di furore materno poi, come deve essere, ma con i sovracuti (credo si chiamino così) traballanti. La seconda aria ribalta invece la situazione, scarsa l'interpretazione e il canto nella zona centrale, meglio il registro acuto. Apprezzata dal pubblico, comunque, la sua prestazione.
Una bella voce, morbida e misurata, quella del Tamino di Topi Lehtipuu; l'interpretazione manca però del necessario eroismo e anche il trasporto amoroso lascia un po' a desiderare.
Il Sarastro di Gunter Groissbock mi è piacuto dal punto di vista vocale, morbido e profondo, ha forse mancato dell'austerità e dell'autorevolezza che il personaggio richiede, ma forse ha risentito eccessivamente della regia e, in parte, della direzione d'orchestra.
Sublime nel canto e nell'interpretazione la Pamina di Rachel Harnish (ed era pure reduce dall'influenza). Dolente e innamorata, pronta a seguire e guidare il suo principe, divisa tra i sentimenti filiali e l'amore per Tamino. Ha portato nel canto i travagli non solo del personaggio, ma quelli di un qualunque adolescente di oggi. Notevoli i suoi pianissimi e davvero struggente l'aria in qui piange il suo dolore per il supposto perduto amore.
Grande Papageno, Nicola Ulivieri ha disegnato un personaggio popolare ma non volgare, dotato di quella comicità che diverte senza scadere nel ridicolo. Gran voce, morbida e piena, ricca di colori e sfumature che ci fa sperare in un Dulcamara da manuale nel prossimo Elisir d'Amore. Gradevoli le parti restanti, con una particolare annotazione per le tre dame e per il primo sacerdote. Molta strada da percorrere per i tre geni, che hanno evidenziato difetti di intonazione (sentiti anche da chi, come me, non è certo un esperto di tecnica vocale).
Grazie dunque a Mozart e ai suoi interpreti.
Pubblico volentieri questo comunicato, letto su www.socialismodelfuturo.it Pd, abbassare i toni per guardare al merito delle questioni politiche di Fulvia Bandoli, Fabio Mussi, Cesare Salvi, Valdo Spini Porre all'ordine del giorno - come dice Fassino - l'avvio della costituzione entro il 2008 del partito democratico non può voler dire altro che considerare quello della prossima primavera come il congresso di scioglimento di fatto dei democratici di sinistra Vediamo il rischio serio di andare verso il Congresso dei ds non solo senza una chiara piattaforma politica della maggioranza - se ancora esiste una vera maggioranza - ma con un innalzamento ormai quotidiano di toni ed accenti che accrescono negli iscritti, nei dirigenti e nei militanti malessere e persino sconcerto. Sconcertante è la vicenda di ieri, consumatasi dentro il gruppo dell'Ulivo nella Commissione sanità al Senato, che ha visto una parte dei ds convergere sulla linea della Margherita contro le posizioni sostenute dal Ministro Livia Turco in coerenza con il Programma dell'Unione. Questo è solo l'ultimo preoccupante episodio di un percorso politico sbagliato, quello che porta alla creazione del partito democratico. Abbiamo assistito dopo Orvieto ad accelerazioni e fughe in avanti e rassicurazioni, ma nessuno dei nodi politici di fondo è stato affrontato e risolto. Non quello di quale concezione della laicità debba avere questo nuovo partito, né quello di quale appartenenza alla famiglia politica europea, neppure di quale tipo di partito si abbia in mente di far nascere. Non si dice con chiarezza e franchezza che il congresso che ci apprestiamo a svolgere è l'ultimo della storia politica dei ds e dunque che porre all'ordine del giorno - come dice Fassino - l'avvio della costituzione entro il 2008 del partito democratico non può voler dire altro che considerare quello della prossima primavera come il congresso di scioglimento di fatto dei democratici di sinistra. Alle minoranze si rivolgono dapprima appelli generici all'unità e ora, a pochi giorni dal Consiglio Nazionale, si usano toni ultimativi e polemici. Noi vorremmo poterci confrontare con il merito delle questioni politiche che segnano questo passaggio decisivo per le sorti della sinistra italiana. Vorremmo che con serietà e serenità potessero vivere questo confronto tutte le iscritte e gli iscritti, che alle legittime domande che essi si pongono venissero fornite risposte chiare e sincere. Vorremmo anche un uso più sobrio da parte del Segretario dei mezzi di comunicazione e di stampa e più rispetto delle posizioni politiche della minoranza. Altrimenti diventa serio il rischio di incrinare l'azione politica dell'Unione, di indebolire ulteriormente il governo, di acuire contrasti e conflittualità dentro i ds nel momento in cui si apprestano ad un congresso decisivo. *****
Per il Socialismo del Futuro.
Ce la faremo?